afasici papuasia | #EP2014

#EP2014

» modern days | 28 May 2014, 12:33 | ::

L’avranno capito gli italiani che si votava per il parlamento europeo? L’avranno capito che votare per il PD o per Forza Italia non avrebbe cambiato nessun equilibrio, perché PSE e PPE stanno dalla stessa parte della barricata europeista, monetarista, pro-austerity? Non l’hanno capito. E infatti, dei paesi stritolati dalla trojka, solo l’Italia ha consegnato la vittoria ai principali artefici delle politiche che hanno prodotto la crisi. In tutto il resto del continente si sono affermate forze di rottura. In maniera contraddittoria quanto ci pare, ma di rottura. Sinistra in Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda, destra in Gran Bretagna, estrema destra in Francia. Tutti accomunati dal rifiuto dell’Europa com’è oggi: per ragioni diverse, con progetti diversi – alcuni dei quali assolutamente aberranti – ma con la comune convinzione che l’Europa abbia preso la strada sbagliata.

Invece gli italiani, almeno quelli che ancora vanno a votare, sono contentissimi.
Il primo flusso di voti dominante è quello da Scelta civica al Partito democratico dice l’istituto Cattaneo. E’ questo il dato più rivelatorio delle analisi di questi giorni: gli unici che avevano le idee chiare, quelli che avevano spinto il governo ultraortodosso e turboliberista della Thatcher col loden, giustamente, non hanno avuto alcun dubbio, e hanno votato in massa per il PD. Che infatti sta continuando l’opera di smantellamento dello stato sociale, privatizzazione, precarizzazione, in perfetta continuità con Monti e secondo l’agenda della Merkel. Gli 8.646.034 voti al pd delle politiche, sommati ai 2.823.842 che andarono alla lista di Monti fanno 11.469.876, cioè qualcuno in più degli 11.172.861 che ha preso domenica scorsa e che l’enorme astensione ha trasformato nel 40%. Sono quelli che votano sempre e comunque pd, più quelli che votavano Monti, non serve un ingegnere nucleare per capirlo. Il voto al PD è un voto per la continuità, e Renzi è un Monti meno algido e ancora più cazzaro.

Il tracollo l’ha avuto il 5 stelle. Tre milioni di quelli che l’avevano votato non hanno visto la rivoluzione che probabilmente si aspettavano nel giro di un mesetto e, a questa tornata, a votare non ci sono proprio andati. E’ un effetto prevedibile quando ci si affida anima e corpo a una messia e a una instant-revolution. Succederà la stessa cosa quando si eleggerà il sindaco di Napoli fra due anni, per dire: i rivoluzionari della crocetta che avevano trovato il messia se ne staranno a casa col broncio e vincerà qualche sgherro del PD; SEL avrà qualche poltroncina con un po’ di soldi per mantenere le clientele, il 5 stelle candiderà un trentenne con la faccia della ricotta incapace di mettere insieme tre parole e Rifognazione da sola prenderà il suo buon 1%.

Quando a votare ci va sempre meno gente non cambia assolutamente niente. Che voti l’80% o il 10% degli aventi diritto la televisione del giorno dopo parlerà comunque dello strepitoso 40% di taldeitali, poco importa che nel frattempo sarà diventato il 40% di trenta persone. Basta guardare alle democrazie mature, come la Gran Bretagna, dove a votare ci va il 20% ma nessuno si interroga sulla legittimità del processo politico, della democrazia rappresentativa, eccetera eccetera.

La sinistra

La sinistra sta festeggiando tre seggi e il primo quorum raggiunto da anni, ma in realtà c’è pochissimo da festeggiare. Continua inesorabilmente a perdere voti, alle politiche Ingroia + SEL fecero 1.854.420 voti e domenica Tsipras ne ha presi 751.217 in meno. Centottantamila saranno anche andati al cadavere di Italia dei Valori, ma i conti continuano a non tornare. La “Lista Anticapitalista” di PRC+PDCI da sola alle europee scorse (2009) prese 1.034.730 voti, che non bastarono per il 4%, come non bastarono i 951.727 di SEL. Se fossero stati insieme allora forse le cose oggi sarebbero diverse, ma comunque dal 2009 a oggi, cioè negli anni in cui ha infuriato la crisi, la sinistra-sinistra ha dimezzato i suoi voti.

Al di là dei numeri i problemi di questi sinistri sono purtroppo ben altri, sono i soliti.
3..2..1 e oggi è già arrivata l’esternazione del Peggiore che non vede l’ora di riunirsi col PD e che probabilmente spedirà il suo eletto direttamente nel PSE, come se nulla fosse stato (Curzio Maltese ha già detto che lui a andare nel GUE non ci pensa proprio, e che si è candidato pensando al PSE fin dall’inizio. L’ha detto DOPO essere stato eletto, però).

Se non fosse evidente la malafede di questa gente, che fa le scissioni per portare voti all’avversario, si potrebbe argomentare che in giro per il mondo, dove la sinistra parlamentare riesce davvero a incidere, non lo fa certo come pretenderebbe di fare SEL, “egemonizzando culturalmente” dall’interno i partiti del centro sinistra. Lo fa abbattendoli, quei partiti.
La sinistra radicale, in Europa nel 2014, è egemone solo quando conquista le persone a un programma chiaro, senza compromessi, ma soprattutto alternativo quando non frontalmente opposto a quelli dei partiti neoliberisti del cosiddetto centrosinistra. E’ successo in Grecia, dove Syriza ha praticamente annientato il PASOK – e si è detto che quello era un caso specialissimo – ma sta succedendo in un altro dei PIIGS, l’Irlanda, in una situazione sicuramente meno estrema. Qui lo Sinn Féinn, che fino a qualche anno fa era ostracizzato per essere il braccio politico dell’IRA, oggi ha il 20% nella Repubblica, il 25% nelle Sei Contee, ed è il primo partito d’Irlanda, mentre il Labour Party, che fino alla settimana scorsa incarnava il centrosininstra, oggi non arriva al 5%.

Qual è la differenza con noi? Che là il dibattito è incentrato sui contenuti, i talk show televisivi non esistono, le posizioni sono chiare e vengono illustrate alla popolazione in maniera imparziale dalla televisione pubblica. E così può capitare addirittura che due liste trozkiste, Socialist Party e Socialist Workers Party, che lavorano sul territorio, dicono cose semplici e candidano gente riconoscibile prendano addirittura 8.5% e 6.5% in una città, Dublino, che non è certo Barcellona del 1936. La differenze è che in Irlanda c’è una situazione normale, in cui la crisi del capitalismo apre le orecchie della gente alle argomentazioni degli anti-capitalisti, perché queste hanno cittadinanza sui media, perché c’è una legge elettorale democratica (il Single Transferable Vote, in cui gli elettori scelgono i candidati in ordine di preferenza), ma soprattutto perché questi non cambiano nome ogni anno, candidano gente credibile che sta in mezzo alle strade con chi lotta, non si vende, non fa alleanze al ribasso e se dicesse una cosa del tipo “domani ci alleiamo col partito laburista” sparirebbe istantaneamente dal quadro politico.

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