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città più sicure: uno stupro di cui non saprete mai niente e la sottile differenza tra il razzista ideale e quello reale

Una giovane mamma di 21 anni viene stuprata nella metropolitana mentre corre all’ospedale dalla figlioletta nata prematura. Un’ondata di sdegno e indignazione percorre il Paese. Le reazioni sono rabbiose, la campagna elettorale si infiamma. La destra convoca una manifestazione davanti alla stazione in cui chiede di espellere tutti i membri dell’etnia dello stupratore e castrarli chimicamente, durante il corteo alcuni immigrati vengono inseguiti e malmenati. I moderati invocano più sicurezza nelle città, chiedono telecamere ogni venti metri, più polizia, più carabinieri, più espulsioni e certezza della pena. Walter Veltroni dichiara che la sicurezza non è un tema di destra e che, bisogna ammetterlo, c’è un problema immigrazione. Il Ministro dell’Interno rivendica per il suo Governo il 30% di espulsioni in più rispetto al precedente e comunque – continua – sta valutando l’ipotesi di un decreto ad-hoc che permetta temporaneamente l’espulsione collettiva di alcune categorie di persone.

Invece no. Niente di tutto questo.

Lo stupratore è italiano. E’ una guardia giurata: un dipendente di una di quelle società private a cui viene appaltata la garanzia della sicurezza sui treni della metropolitana. E la ragazza violentata è una donna ivoriana, che significa negra.
La notizia è venuta fuori dopo otto mesi dai fatti. Perché la ragazza, benché nera e sprovvista di titolo di viaggio, aveva un permesso di soggiorno. Quindi, a differenza di molte altre probabili vittime della solerte guardia, ha potuto denunciare il violentatore senza la paura di essere rimpatriata. Violentatore che, per inciso, ha continuato a “lavorare” per questi otto mesi, finché il giudice non ha emanato un mandato d’arresto. La vicenda si può leggere in qualche trafiletto in cronaca sui giornali locali napoletani.

E fin qui sarebbe una storia di ordinaria doppia morale, ipocrisia, malafede, e schifezza varia dell’apparato medial-politico.

(continua...)

10 anni fa

Edo e Sole Edoardo Massari, detto Baleno, è stato ritrovato impiccato nella sua cella del carcere delle Vallette, a Torino, il 28 marzo 1998. Maria Soledad Rosas, detta Sole, si è impiccata nella casa in cui era agli arresti domiciliari, l’11 luglio dello stesso anno. Entrambi erano accusati – dai giudici torinesi Laudi e Tatangelo – di far parte di una associazione sovversiva e banda armata che negli anni ’90 avrebbe realizzato diversi sabotaggi in Val di Susa, in particolare contro trivelle e cantieri dell’Alta Velocità (alla fine saranno tutti assolti; soltanto il terzo imputato, Silvano, verrà condannato per un reato minore). Da allora, i tentativi di costruire il TAV in Val di Susa hanno trovato l’opposizione di una popolazione insorta a difesa della propria terra. La combattività dei valsusini e di tutti i ribelli che stanno lottando contro questa e altre nocività è il miglior regalo all’amore per la terra, le montagne e la libertà che animava Edoardo e Soledad.

» modern days | 29. Marzo 2008, 13:35 | :: | Commenti

pagherete tutto

il malore di Angelo R. e quello di Karl S.
il taglio di capelli di Taline E. e Saida Teresa M.
il capo spinto verso la tazza del water a Ester P.
lo strappo della mano di Giuseppe A.
le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos Manuel O. , percosso tra l’altro sui genitali con un grosso salame.
le percosse con lo stesso grosso salame sul collo di Pedro S.
il malore di Katia L. per lo spruzzo in cella di spray urticante
il malore di Panagiotis S., cui verrà riscontrata la rottura della milza
il pestaggio di Mohammed T., persona con arto artificiale
gli insulti a Massimiliano A., per la sua bassa statura
gli insulti razzisti a Francisco Alberto A. per il colore della sua pelle
le modalità vessatorie della traduzione di David M. e Carlo C., che vengono legati insieme e le cui teste vengono fatte sbattere l’una contro l’altra
il malore di Stefan B. in seguito allo spruzzo di spray urticanti, lasciato con un camice verde da sala operatoria al freddo
il malore di Fabian H., che sviene in cella ove è costretto nella posizione vessatoria
l’etichettatura sulla guancia, a mo’ di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell’arrivo a Bolzaneto
la sofferenza di Anna Julia K. che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella non è neppure in grado di deglutire
il disagio di Jens H., che per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi
la particolare foggia del cappellino imposto a Thorsten H.: un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con cui è costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere

» modern days | 26. Febbraio 2008, 11:41 | :: | Commenti [1]

puppets, puppeteers and puppet states

morto i serbi E insomma, abbiamo un bel narcostato in più nel cuore dell’Europa. Se ne sentiva dimolto il bisogno ultimamente, meno male che l’afflato umanitario e democratico degli Stati Uniti ci disegna continuamente nuovi tratti sulle carte geografiche e ci regala nuove mete per il nostro turismo psicotico. Dopo il Montenegro (seicentomila persone, alte scogliere, un presidente contrabbandiere di sigarette e la capitale più brutta del mondo) oggi c’è il Kosovo (presto Kosova, già Provincia autonoma di Kosovo-Metohija: i nomi sono la misura del delirio balcanico) unilateralmente indipendente con un atto di bullismo che è l’equivalente internazionale dei ragazzini che ficcano la testa del compagno più sfigato nel cesso.

Il capo di questo Kosovo è uno che chiamavano “il serpente“. Sui siti ufficiali c’è scritto che ha un dottorato, mentre chi lo conosce sostiene che non abbia finito neanche le superiori: l’ultimo esempio di classe dirigente balcanica frutto del risiko e degli imbrogli degli anni 90, dove si passa da tagliagole criminale di guerra a moderato statista con la facilità con cui ci si cambia la giacchetta.

Il Corriere della sera pubblica sull’edizione cartacea (ma non su quella online, dove compaiono solo grandi aquile rosse disegnate sui muri) un’ intervista al capo della missione nato in Kosovo che è un italiano e si chiama il Generale Mini.

(continua...)

assassini

fuck the police

» modern days | 15. Febbraio 2008, 22:03 | :: | Commenti

così dovrebbe andare meglio

l’aggiunta del colore a questo sito non porta che a conseguenze nefaste. i numerosi precedenti avrebbero dovuto insegnarcelo, ma imparare dai propri errori è molto noioso.
il rimedio è tardivo e monocromo quanto basta.
non va bene il colore.
-colore.

in compenso è tornato il nome, molto grande per questioni di brand equity, e si è aggiunta un’immaginetta qua sopra: essa rappresenta l’abbandono. E la fine ingloriosa di ogni utopia. potrebbe rimanere anche per sempre, a perenne MONITOR.

vorrei, inoltre, salutare affettuosamente il Panda. buffo giovane maculato dalle grandi doti di bevitore, calciatore, marito fedele, padre affettuoso, amico sincero, sventuratamente in via di estinzione per l’inquinamento prodotto dall’uomo. Il Panda Santo Subito

» modern days | 9. Febbraio 2008, 01:10 | :: | Commenti [5]