afasici papuasia | No Tav fino alla vittoria

No Tav fino alla vittoria

» modern days | 1 March 2012, 02:34 | ::

Quella della tav in valsusa è una di quelle vicende che a un certo punto finiremmo per vedere in una puntata di report o di presadiretta, oppure raccontata dalla cantilena di un qualche travaglio. “… e allora il tale ha preso i soldi per fare un’opera inutile, se li è divisi con il talaltro in modo da essere tutti contenti e hanno fatto questa determinata “opera” costosissima che in realtà  non serve a nessuno tranne che alle loro capienti saccocce. Alla spartizione ha partecipato la tale cooperativa legata al tale partito e la talaltra azienda mezza mafiosa legata al solito faccendiere dell’opposto schieramento. Hanno distrutto una valle che presentava questa e quella bellezza naturale, l’incidenza di quel certo tumore infamissimo è aumentata del tot percento, perché pare che sotto la montagna ci fosse l’amianto, eccetera eccetera eccetera…”

A questo punto noi ci indigniamo – che schifo, è veramente una merda, eccetera eccetera – dopodiche’ cambiamo canale e se ne parla la settimana prossima.
La razione di indignazione settimanale.

Invece in val di susa non è andata così. La gente si è ribellata per davvero. PRIMA che la catastrofe succedesse. E si sono ribellati per ventidue anni, tutti. Dagli 8 agli 88 anni.
Dev’essere proprio un incubo per il potere una cosa come la val di susa. Un posto in cui la gente è consapevole di quello che sta succedendo fin nei minimi dettagli – parlare con un valsusino qualunque è come parlare contemporaneamente con un geologo, un medico, un ingegnere, un capostazione, un metereologo e un economista – e ha deciso di agire di conseguenza. Così. Hanno preso la decisione informata di sacrificare anima e corpo e opporsi allo scempio a ogni costo. I presidi, le marce, le occupazioni, e ancora le tende di notte al freddo, e la gente a darsi il cambio, e quelli che cucinano, e quelli che portano il tè caldo. E poi quelli che rischiano, sfondando i cordoni della polizia per esempio. Che la comunità  conosce, rispetta e ama. Perchè fanno parte del movimento, anche quelli che spingono più forte quando la posta in gioco è più alta. Stiamo parlando di migliaia di persone che si sacrificano all’inverosimile, che sarebbe offensivo anche solo paragonare alla loro controparte di faccendieri, politicanti, sbirri e pennivendoli. L’Italia migliore potrebbe definirli una repubblica.it qualunque.

E’ un movimento che, invece di indebolirsi, con gli anni è cresciuto e ha debordato in tutta Italia, che non si è fatto stritolare dal solito giochetto dei buoni e dei cattivi, e che è stato enormemente pacifico. Pacifico come si può permettere di essere solo chi ha tutta la forza della ragione e dei numeri dalla propria parte, ma che al tempo stesso ha prontamente rispedito al mittente la somma cazzata che fare una scritta su un muro, rovesciare un tavolino, tagliare una recinzione o fischiare qualcuno a un comizio equivale a essere “violento”. E non è affatto poco. Movimenti sulla carta molto più vasti e consapevoli si sono fatti dilaniare da simili idiozie. E poi ironico, intelligente e determinato come non si vedeva da decenni. Centomila persone in marcia in mezzo alle montagne l’altro giorno, praticamente l’intera popolazione in grado di reggersi sulle proprie gambe della valle, più tutti quelli venuti da fuori. Non era la prima volta e non sarà  l’ultima, di questo passo.

Hanno denudato il re. Un intero trattato sulla natura del potere si potrebbe riassumere con una foto agli scarponi degli alpini venuti dall’Afghanistan a occupare militarmente la valle e a reprimere i suoi abitanti costretti alle barricate. Come a Ardoyne, o nel Bogside, o a Gaza. Con la ministra tecnica come con il bavoso in camicia verde.

Ecco. La tav in val di susa non è diventata una bella inchiesta per la tv o per il supplemento di repubblica.it, a cui piacciono tanto i rivoltosi quando si rivoltano a distanza di sicurezza. è diventata la storia incredibile di un popolo dell’Europa occidentale in lotta per la propria terra contro i mostri della speculazione, della corruzione, della “messa a valore” di ogni centimetro utile di territorio a beneficio del solito 1%, come si dice adesso, a discapito di tutti gli altri. E più si fa determinata la lotta, più diventa evidente il vero volto del potere: i rastrellamenti nei bar, nelle case, un ragazzo in fin di vita nella semi indifferenza generale parlano a tutti quelli che hanno ancora intenzione di ribellarsi ai piani del necrocapitalismo.

L’autorevole stampa democratica, in particolare, mostra tutta la meschinità  di cui è capace la stampa dei regimi più infami: le calunnie, le notizie oscurate, i filmati tagliati a bella posta. Di tutto pur di attivare il prima possibile il solito schemino mostro/eroe attraverso cui molti italiani sembrano dare senso al mondo. E scatenare la reazione di quanti normalmente sarebbero indignati col telecomando in mano, ma che davanti a un succulento Mostro servito all’ora di cena non sanno resistere e sbavano come il cane famoso. Un ragazzone barbuto meglio ancora di un capitano di vascello.

Leggetevi i commenti su corriere.it se avete lo stomaco.

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