Gentrification 2 / Isolate the enemy

» modern days | 4 October 2012, 09:32 | ::

Una edificante storia di segregazione, gentrification e morte

Quello evidenziato nell’immagine è il distretto di Ordsall a Salford, Manchester.
Il quartiere è delimitato su due lati da altrettante strade a quattro corsie e sugli altri due lati dal Manchester ship canal, senza ponti che lo attraversino. Ordsall non è segnato sulle mappe, non è indicato da nessun cartello stradale ed è completamente circondato da un muretto e da una cancellata di ferro battuto interrotte da vie d’accesso generalmente tortuose e piuttosto strette.

Il muro di Ordsall

Il layout delle strade e dell’arredo urbano, insomma, è esplicitamente concepito per scoraggiare l’uscita dei residenti e prevenire l’ingresso accidentale.

La ragione è semplice: al centro dell’area segnata sorge la Ordsall estate, una zona di case popolari abitata da 7000 persone nella quale si concentrano alcuni degli indici di povertà  e di criminalità  più alti della Gran Bretagna. E’ uno di quei posti il cui nome, nell’immaginario del britannico medio, immediatamente evoca falò di macchine rubate, gente che esce di casa in pigiama per andare a ritirare l’assegno di disoccupazione, mamme single di 16 anni, hooligans, e altra sgradevolissima umanità  che non rientrava nella definizione di cool Britannia del compagno Tony Blair, e tantomeno, va da sé, rientra tra le categorie sociali predilette dal governo di miliardari etoniani in carica oggi.

Questa gente, ovvero ciò che resta della classe operaia di quella che è stata la prima città  industriale della storia, è stata chiusa là  dentro e dimenticata per un paio di decenni, durante i quali Ordsall è stata a tutti gli effetti una no-go area: uno di quei ghetti urbani caratteristici delle città  anglosassoni. L’isolamento di Ordsall è stato voluto a dispetto del fatto che, proprio dentro il quartiere, sorgessero almeno due dei luoghi simbolo della città : Coronation street – che grazie alla sua fama televisiva si è salvata dai bulldozer che hanno spianato migliaia di terrace vittoriani nel resto della città  – e il Salford Lads Club, dove gli Smiths si fecero la famosa foto, ancora oggi meta di pellegrinaggio dei fans. Questi luoghi, tuttavia, si trovano convenientemente ai margini del quartiere: i turisti possono andare, guardare e tornarsene a casa, senza doversi interrogare troppo sulle complessità  della vita.

Le cose per Ordsall hanno iniziato a cambiare molto rapidamente un paio di anni fa, quando è stato completato il progetto di Salford Quays, la “risposta di Manchester al Canary Wharf”, ovvero un quartiere ultramoderno per yuppie e sedicenti tali sorto in riva al canale al posto del vecchio porto fluviale, con all’interno il nuovo quartier generale della BBC. La fortuna, o sfortuna, di Ordsall è quella di trovarsi incastrata esattamente tra il centro di Manchester e Salford Quays, con Ordsall lane a fare da collegamento naturale tra i due: bisogna passare per forza da là  col SUV o con la biciclettina fixie, non c’è altra strada.

Gli effetti di questa posizione egregia hanno iniziato a manifestarsi da subito: ai due estremi del quartiere – quello confinante con il centro città  e quello confinante con Salford Quays – sono sorti i primi alveari di exciting new apartments e non è difficile prevedere come le cose evolveranno: all’inizio le nuove costruzioni si moltiplicheranno e si diffonderanno dai margini verso il centro dell’area, come una malattia. In seguito gli astutissimi geni del marketing urbano proveranno a dare un nuovo nome commerciale alla zona – un nome demenziale tipo SOMA (South Manchester), oppure qualcosa con “wharf”, copiando da Londra o dagli USA – in modo da cancellare la vecchia fama del posto e, con essa, la storia di uno dei distretti operai più antichi del mondo. Rimarrà  il problema dei residenti problematici, quelli che rendono la zona poco attrattiva per la classe media inglese ossessionata dalla sicurezza. Per metterli al loro posto, a un certo punto, salterà  fuori una bel progetto di regeneration dell’area, per rendere finalmente Ordsall un posto to live, work, enjoy o qualche idiozia similare. Le case dei vecchi residenti saranno dichiarate obsolete, agli inquilini del council verrà  imposto di spostarsi da un’altra parte, mentre i proprietari dei terrace, che sono in genere ex inquilini sociali che si sono comprati la casa popolare con il right to buy, saranno costretti a vendere da un bel compulsory purchase order emanato direttamente dal comune. A quel punto, ciò che rimane dei terrace vittoriani di mattoncini rossi potrà  finalmente fare la fine che ha fatto nel resto di Salford, ovvero andare sotto ai bulldozer e fare posto a della roba come questa.
cool!

Il destino di Ordsall sembrava inesorabilmente avviato verso le magnifiche sorti della rigenerazione e gentrificazione allorquando iniziò la crisi. Il credit crunch ha notevolmente rallentato la frenesia edificatoria, ma il colpo di grazia ai piani di gloria del council e degli speculatori è stato inferto la notte di Natale del 2011.

Quella notte, il destino manifesto di Ordsall, del marketing urbano, della valorizzazione del territorio, dei palazzinari – che qua si chiamano developer – si scontrarono violentemente con i frutti di vent’anni di rimozione, isolamento e segregazione dei problemi sociali. Alle 3.30 della mattina del 26 dicembre 2011, ai piedi delle gru che stanno ultimando la costruzione di un nuovo eccitante complesso residenziale proprio sulla Ordsall Lane, si incontrano Anuj Bidve e Kiaran Stapleton.

Anuj Anuj Bidve ha 23 anni, indiano di Pune, è uno studente internazionale modello. Paga una retta da 15.000 sterline l’anno all’Università di Lancaster per un corso post-laurea in microelettronica, visto che nelle Università inglesi gli studenti extra-UE pagano giusto il doppio degli indigeni, senza che nessuno si faccia troppe domande. Anuj ha perfettamente interiorizzato i principi fondamentali della cultura del paese che lo ospita: pur non essendo cristiano santifica il Natale e lo fa proprio come ogni buon inglese ha imparato a fare: facendo shopping dall’alba al tramonto. E’ arrivato a Manchester con un gruppo di amici e si sono svegliati alle tre di mattina per mettersi in fila davanti ai saldi del Boxing day nel centro della città. I ragazzi alloggiano in un hotel proprio ai Salford Quays, e stanno percorrendo Ordsall lane a piedi per andarsi a tuffare nell’orgia turboconsumistica afterhour di Market street.

Kiaran Kiaran Stapleton, 21 anni, è l’incubo peggiore dell’Inghilterra. Abita a Regent square, nel centro di Ordsall. Disoccupato, quarto di nove figli, una storia di disordini comportamentali e espulsioni dalle scuole, una figlia di un anno che sta con la madre. Nessun lavoro, nessun titolo di studio, nessun soldo in tasca, nessuna prospettiva. Kiaran è con un amico, hanno passato il giorno di Natale in giro e sono appena stati a mangiare nel compound del fegato spappolato di Ordsall, il gigantesco McDonald+KentuckyFriedChicken che “serve” il quartiere 24 ore su 24.

Quando si incrociano Kiaran si avvicina al gruppo di studenti, chiede l’ora, poi tira fuori una pistola e spara in testa a Anuj, che muore sul colpo davanti agli occhi terrorizzati dei suoi amici. “Era quello con la testa più grossa di tutti”, dirà  al giudice durante il processo. Poi si allontana e il giorno dopo si fa tatuare una lacrima sulla guancia, che nel codice di questi posti significa che hai ammazzato qualcuno.

Stapleton finirà  i suoi giorni in galera. La sentenza dice ergastolo, con minimo 30 anni da scontare. Il massacro della notte di natale, nonostante il profilo basso con cui i media hanno trattato la cosa, potrebbe aver salvato molti dei suoi vicini di casa dallo sfratto nei prossimi anni. Per Anuj, invece, c’è un mazzo di fiori, che verrà  tolto appena gli appartamenti saranno pronti.

Ma tanto ormai la frittata è fatta.
Fiori per Anuj

[La prima puntata è qua]

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